Coronavirus : les gouvernements publient les chiffres… mais le compte n’est pas bon

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Quante persone sono contagiate, guarite e morte per Coronavirus? Non lo sappiamo. E non lo sapremo mai fintanto che i governi continueranno a pubblicare dati che non sono vera informazione, perché sono talmente inaffidabili che ora anche loro stessi devono ammetterlo, come ha fatto il Comitato di Allarme e Emergenze del governo spagnolo alla fine della scorsa settimana. La cosa più grave è che nonostante ciò i responsabili politici dei nostri paesi continuano da settimane a prendere “alla cieca” drastiche decisioni di salute pubblica, come il confinamento di milioni di persone, o un tipo di intervento sanitario piuttosto che un altro, fino ad iniziare a dichiarare intenzioni generiche di allentare il confinamento in base a supposti risultati della quarantena, tutto in base a informazioni che anche per loro responsabilità sono ancora incerte, e non solo perché è complicato raccoglierle o perché il virus e i suoi infettati sono difficili da conoscere. La verità è che in molti paesi non c’è ancora una strategia efficace di diagnosi e di cura dei contagiati da Coronavirus dopo mesi dai primi segnali di allarme venuti dalla Cina e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e nonostante quest’ultima abbia dall’inizio raccomandato di eseguire test diagnostici diffusi sulla popolazione. Il problema dei “conti che non tornano” e del contraddittorio utilizzo dei “numeri” (o addirittura manipolazione?) è stato mostrato in modo eclatante dai rappresentanti del Centro di Coordinamento degli Allarmi e delle Emergenze Sanitarie del governo spagnolo nella conferenza stampa di venerdì 17 aprile 2020, e ancora il 24 aprile, annunciando e comparando dati dei presunti contagiati, morti e curati in base a criteri diversi rispetto ai giorni precedenti, dopo aver cambiato il metodo di rilevamento, e prendendo in considerazione solo i numeri che giustificherebbero le proprie tesi. Di questo problema si può cercare evidenza non solo nel comportamento generale delle istituzioni spagnole, ma anche dei vicini italiani e francesi, e dei governi di altre nazioni, che cercheremo di analizzare in cerca di una uscita dal tunnel di un fenomeno che chiameremo “datocrazia”.

Mettetevi comodi e per favore sosteneteci. Cosí che possiamo iniziare insieme un viaggio in Spagna e in altri paesi a cominciare da Italia e Francia, per cercare di interpretare questi dati con cui i nostri governi ogni giorno ci bombardano, per usare lo stesso linguaggio bellico con cui da settimane usano numeri e curve come giustificazione per imporre a tutti i cittadini un “trinceramento”, con la intenzione di difenderci da un nemico contro il quale però “non abbiamo bombe” (testuali parole del primo ministro spagnolo Sanchez di sabato 18 aprile). Cercheremo di capire meglio quali siano le finalità e i risultati di queste “strategie di guerra” e se ci sono altre strade migliori e più sensate che potevano e potrebbero essere percorse prima che la “battaglia” sia persa, diventi permanente o che ci renda tutti vittime, se non del Coronavirus, dell’impossibilità al ritorno ad una vita, per ora sottrattaci da uno stato di allarme, o da allarmanti decisioni di stato.

Continua…

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